Non so quando l'ho incrociato per la prima volta e quando l'ultima. Ma ricordo bene che sono scappata dal campo sportivo addentrandomi al buio insieme a lui.
Un buio rischiarato da un milione di stelle e dal fantasmino fosforescente di Ghostbusters che campeggiava sulla mia felpa. Mentre passeggiavamo, i parapetti illuminati da quelle stelle sembravano serpenti d'argento e ci passavo la mano sopra, come mi piace ancora fare. Sembravano strade luminose che ci portavano verso la curva in cui ci saremmo baciati.
Avevo 13 anni ed era il mio primo bacio.
Non mi è piaciuto molto quel bacio ma Derio era l'unico a cui avrei voluto darlo. Perchè era bello e inafferrabile. Aristocratico e incredibilmente educato. Perchè quell'estate era il sogno di tutte le ragazzine e io ero una stupida ragazzina che ancora si meravigliava che qualcuno potesse volerla baciare. Che dopo essere stata baciata si puliva la bocca con la manica della felpa. Che poi non voleva più essere baciata per un anno intero.
Derio era malato già allora. Aveva una malattia che ai ragazzini non si può neanche raccontare e che l'ha accompagnato per tutta la vita. Quella malattia si vedeva nel modo di camminare, negli occhi di un azzurro mai visto. Si sentiva nella bocca molle che mi ha baciato e credo che anche per questo sono scappata via.
Se n'è andato insieme a Derio tutto il campo sportivo, tutte le stelle calabresi. Tutti i baci che ho dato dopo in quelle curve. Nessuno dei quali è stato così fatale.
Nessun commento:
Posta un commento