lunedì 16 marzo 2009

Ikebana

Il mazzo di fiori è un regalo che ha superato definitivamente la prova del tempo. 
E' insieme democristiano, per tutte le occasioni, monarchico, per i romantici di ogni età, e comunista, soprattutto se lo acquisti dal cingalese all'angolo.
Se fosse un simbolo matematico sarebbe un "per", xché l'effetto che produce quando recapitato in un luogo pubblico è proporzionale al numero di "altre" donne che assistono all'evento.
Se fosse una città sarebbe Parigi, Roma, Praga e tutte le città del mondo dove ci sono le cose belle e le persone innamorate.
Significato dei fiori: 
il gladiolo rosso mi ricorda le estati torride in cui mio papà arrivava pedalando dal suo orto con un fascio di fiori avvolto nella carta di giornale. Campeggiavano a centro tavola quando l'Italia ha vinto i Mondiali dell'82; 
un solo fiore mi ha accolto dalla mia prima notte a Bologna fino all'ultima, dolce e personale come un vecchio paio di jeans ritrovati in un armadio; 
il narciso, sia quello giallo, sia quello "pasta e ceci" in questi giorni invade i letti dei fiumi, quindi ama l'acqua come me; rifiorisce se lasci i bulbi nella terra, anche in un inverno gelido come questo e ciò dimostra che c'è la vita dopo;
quando ho ricevuto un mazzo di rose scarlatte a gambo lungo ho capito il valore delle cose belle e dei biglietti che le accompagnano, ma anche che il movente è la chiave di tutto, come nei telefilm di Colombo.



giovedì 12 marzo 2009

Il destino nel nome

La mamma di mia mamma si chiama Francesca e in suo onore così avrei dovuto chiamarmi anch'io. Chissà che persona sarei stata come Francesca, forse una donna più sicura di sè, con quel buon profumo di pulito che hanno le Francesche, chissà perchè, forse perchè Francesca fa rima con fresca.
Ma pochi mesi prima che io nascessi è successo un fatto che ha stravolto tutti i programmi, che ha tolto le mani dalle pancie e le ha messe sugli occhi della mia mamma e del mio papà.
Per questo forse ho sempre avuto la sensazione di portare un nome così scomodo e imbarazzante, il nome appartenuto a quell'altra persona insieme a un volto che sembra il mio.
Mia zia è morta a 37 anni.  Si è strappata via la vita appendendosi a una trave dove l'ha ritrovata la sua figlia maggiore e ha lasciato 5 bambini, sparpagliati poi per sempre nella vita che hanno dovuto fare senza di lei.
Mia zia se la ricordano tutti anche se quando ero bambina pronunciare il suo nome in mia presenza era come una bestemmia o una maledizione. Solo tre persone l'hanno sempre fatto. Mio padre per quell'atto di ostinato amore e fiducia che avrei avuto comunque una vita diversa; l'orco, le poche volte che l'ho incontrato, per rappresentarmi tutti i sudici aggettivi a cui quel nome poteva essere associato; e mia nonna Francesca per rabbia, dispetto e sarcasmo, come tutte le cose che le ho visto fare.
Ora che a 37 anni ci sono arrivata anche io, e intravedo alcuni di quei motivi grandi che la vita ci ricama addosso, posso confermare che rabbia, dispetto e sarcasmo non fanno parte di me. Forse per questo che non mi chiamo Francesca.

lunedì 9 marzo 2009

The ultimate hit-parade

Le gambe degli uomini
La camicia con i polsini slacciati
La camicia con i polsini slacciati sotto la giacca
La cravatta ripiegata nel taschino della giacca alla fine di una giornata di lavoro
Un uomo che si fa la barba con la schiuma guardandosi allo specchio
Un uomo che ti insegna a fare il nodo della cravatta
I piedi nudi sotto i jeans
I jeans button-fly
Un uomo che si sfila la cintura
I polsi abbronzati appoggiati al volante



Absofuckinlutely

Well maybe it's time to be clear about who I am.
I am someone who is looking for love.
Real love.
Ridiculus, unconvenient, consuming, can't-live-without-each-other-love.


martedì 3 marzo 2009

Signs

Todos Santos è un paesino in mezzo al deserto della Baja California. Ci si arriva lungo una di quelle strade polverose che sembrano formare il panorama attorno mentre le percorri. L'impressione è che quella strada sia stata fatta solo per arrivare lì e che non possa proseguire oltre, anche perchè si affossa fra le dune altissime e, poco dietro, nel grandioso Oceano Pacifico.
In mezzo a Todos Santos, lungo la strada, c'è una piccola Missione con un cortile bianco di sabbia, la campana suona e di fianco c'è l'Hotel California che quando ci entri capisci che esistono i luoghi dell'anima e a volte superano in bellezza anche le canzoni degli Eagles.
A Todos Santos ci siamo fermati una notte in un piccolo hotel gestito da due europei,  con un giardino di cactus in fiore e una piscina di acqua salata. L'effetto era perfetto, come stare in una bolla di felicità fra il posto da cui sei arrivato e quello in cui andrai.
Abbiamo mangiato sulla terrazza e bevuto un indimenticabile vino bianco e intanto mi ascoltavo Sapporo, pensando all'Italia.
Era la notte di SanLorenzo, così quando ho deciso di andare a letto per penuria di stelle e anche per penuria delle mie coinquiline che nel frattempo si erano imboscate dietro le dune, ho avuto un segno.
"Ora alzo lo sguardo e se vedo una stella cadente vuol dire che mio papà mi sta guardando". Magia. Ce n'erano un milione, immobili da un milione di anni, con un milione di occhi che ci frugavano attorno, e lei è caduta. La stella del mio papà.
Ecco questo è un segno. E' vero che li cerchiamo tutti i giorni e anche se sono segni stupidi e casuali ci aiutano a pensare che le cose possono cambiare per incanto e arrivare come il vento da un punto imprecisato, magari da dietro le dune gigantesche.

lunedì 2 marzo 2009

Il meteorite

Quando la mia casa aveva odore di calce e vernice, con il parquet posato di fresco che aspettava solo di essere arredato, calpestato, scolorito dal sole, ci siamo sdraiati in un angolo a guardare il soffitto. E tu mi hai detto: "Quando lascerai questa casa, magari per sposarti, ripenserai a questa serata e a me". In quel momento mi si è spezzato il cuore, perchè quel giorno l'ho proprio visto, così lontano eppure stranamente concreto, come un meteorite che a velocità folle anche se invisibile all'occhio umano, lungo una traiettoria cosmica ampia e precisa, si sarebbe schiantato. Qui.
Il meteorite è stato avvistato. Folle di supporter, per lo più donne già da tempo residenti sul luogo dell'impatto o aspiranti tali, si sono radunate per accoglierlo.
Hanno preparato una festa in grande, il cui unico scopo è ripetersi in mille varianti quanto è bello essere colpiti dal meteorite. Perchè è giusto. Perchè si fa così e così. Perchè te lo meriti.
Come quegli invasati che predicano qualche strana forma di vangelo integralista, corrono tutte a impormi le mani e a darmi la benedizione. E io non riesco a togliermi di dosso questa brutta sensazione di essere neutralizzata. Che non c'è sincerità in quello che vedo. Che nessuno mi ha chiesto se è questo quello che voglio.
Se mai lascerò la mia casa, anche se non sarà per sposarmi, spero che sarà per tornare piena di progetti, di emozioni anche orribili e contraddittorie, di frustrazioni e di vita.