In mezzo a Todos Santos, lungo la strada, c'è una piccola Missione con un cortile bianco di sabbia, la campana suona e di fianco c'è l'Hotel California che quando ci entri capisci che esistono i luoghi dell'anima e a volte superano in bellezza anche le canzoni degli Eagles.
A Todos Santos ci siamo fermati una notte in un piccolo hotel gestito da due europei, con un giardino di cactus in fiore e una piscina di acqua salata. L'effetto era perfetto, come stare in una bolla di felicità fra il posto da cui sei arrivato e quello in cui andrai.
Abbiamo mangiato sulla terrazza e bevuto un indimenticabile vino bianco e intanto mi ascoltavo Sapporo, pensando all'Italia.
Era la notte di SanLorenzo, così quando ho deciso di andare a letto per penuria di stelle e anche per penuria delle mie coinquiline che nel frattempo si erano imboscate dietro le dune, ho avuto un segno.
"Ora alzo lo sguardo e se vedo una stella cadente vuol dire che mio papà mi sta guardando". Magia. Ce n'erano un milione, immobili da un milione di anni, con un milione di occhi che ci frugavano attorno, e lei è caduta. La stella del mio papà.
Ecco questo è un segno. E' vero che li cerchiamo tutti i giorni e anche se sono segni stupidi e casuali ci aiutano a pensare che le cose possono cambiare per incanto e arrivare come il vento da un punto imprecisato, magari da dietro le dune gigantesche.
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