venerdì 26 dicembre 2008

La formula Miracol Blade

Una dei battibecchi più spiacevoli che ricordo con mio padre è successo all'uscita di un cinema. Li avevo portati a vedere Titanic e per tutto il viaggio di ritorno in macchina ho fomentato la discussione intorno a un punto del tutto irrilevante ma che sapevo con certezza che l'avrebbe fatto montare su tutte le furie "Però, che civiltà questi americani! Pensa che il film è ambientato a inizio del 900 e già la protagonista sceglie un altro uomo, non il suo fidanzato, e se ne infischia!".
Ovviamente il papà dapprima ignorava, ma sentivo il suo fastidio crescere attraverso il sedile, e poi esplodere in qualcosa tipo "Eh sì, e in che cosa sarebbe così brava?"
In niente, papà. Se solo potessi tornare indietro e rassicurarti con mille carezze che avevi ragione su tutto. Mi dispiace di averti provocato, è solo che allora ancora non ci credevo. Credevo che quei vecchi binomi andavano distrutti a colpi di teorie, perchè erano ingiusti, antiquati e cretini. Invece adesso mi sa che ho capito che, per quanto ingiusti, antiquati e cretini, vanno rispettati perchè loro sono ancora lì, anche se il Titanic è affondato da 100 anni e tu non ci sei più.
Eccoli qua i vecchi saggi: che un uomo non lascerà mai la moglie per un'altra; che l'abito fa il monaco, eccome se lo fa; che bisogna resistere, e farsi corteggiare e magari anche sposare e comunque mai cedere la prima sera; che un uomo sceglie e la sua gamma è sempre ristretta a due tipi di donne.
Indipendentemente da quanto riuscirà a mascherare queste formule. Le regole sono queste. Quando qualche anno fa mi è stato consigliato di leggere il libro "Le Regole", l'ho trovato così superficiale e vuoto, una specie di televendita con tanto di testimonianze alla "Chef Tony" che con un coltello è riuscito a segare in due un mattone. Quel tipo di cose che quando le vedi pensi "e chi se ne frega!" ma poi capisci che ti si sono piantate dentro. Mi era sembrato assurdo che quel consiglio arrivasse da un uomo così cerebrale e fuori dagli schemi: l'ho preso come uno scherzo.
Invece era vero, o almeno verosimile, come molte delle cose che ci capitano. Con un coltello Miracol Blade si può tagliare in due un mattone. Puttana o Sposa.

lunedì 22 dicembre 2008

Il maestro Zen

Anche se continuavo a chiedere al maestro un'altra verità, l'unica verità è quella che il maestro mi diceva da sempre. Mi diceva che non potevo chiedere amore, perchè amore non c'era. Mi diceva che di baci non avevo diritto, perchè non stava nel contratto. Mi diceva di non guardarlo e di mettermi i capelli davanti al viso così lui avrebbe potuto non guardarmi più.
Allora cosa ci facevi con il maestro? Chiedono incuriosite le bambine ai miei piedi. Cosa diavolo ci facevi con il maestro? Mi chiedono le amiche sibilando orrore.
Come cosa ci facevo? Prendevo le bastonate, perchè quella era la lezione.
Era tornare e tornare dal maestro, ogni volta con la stessa domanda, e ingegnarmi perchè sembrasse sempre diversa.
E adesso dove vado, ora che ho capito come un lampo che non scherzava, che non dissimulava, che non aspettava nè mi chiedeva niente di più di quello già gli davo?

venerdì 12 dicembre 2008

Lettori immaginari, uomini veri

Quando ho cominciato a scrivere il blog mi ero ripromessa due cose: di non farne un diario e di non scrivere per nessuno in particolare. Non sono riuscita a mantenere nessuno dei due propositi. Di diario si tratta; è un diario che parla di me e degli uomini; degli uomini che mi piacciono tanto quando camminano nei cappotti taglio sartoriale o che mi baciano sui pontili. Degli uomini che mi fanno provare quel momento in cui senti che il cuore vorrebbe scoppiare.
E non mi sono sforzata molto neache per evitare il Lettore; in fondo, diciamoci la verità, caro il mio Lettore che forse non ci verrai più: era tutto per te, come giustamente hai riconosciuto al primo sguardo! Tutto. Ogni aggettivo l'ho scritto per immaginarmi il tuo sguardo opaco correrci sopra e misurarlo e, perchè mentire, anche criticarlo come poi hai fatto. Analizzarlo e smontarlo come fai con tutto e ridurlo in misere particelle inoffensive.
Quindi ti ho sistemato, questo blog è per te. E cattiva, superficiale, promiscua e inaffidabile come sono, ho pensato di riempirlo di uomini. Uomini che tu non sarai mai, anche se questo mi uccide. Uomini che non puoi essere, e questo fa indubbiamente parte della tua magia.

giovedì 4 dicembre 2008

Nice Piano

L'ideale è scaldarsi prima di entrare con una cioccolata o un pezzo di pane quotidiano; sono gli ultimi morsi di realtà insieme ai tavoloni di legno e ai ganci anti scippo. E' tutto così perfetto visto da dentro la vetrina: le facce che corrono sopra gambe che corrono, alcune in direzione del metrò, altre provenienti dal metrò. Tutti con il naso rosso. Anche se le ragazzine vanno in giro in t-shirt di cotone.
Al di là della vetrina si vede già la hall così calda e ovattata che sembra anche lei una cioccolata o un vov tiepido.
La sala concerti è sospesa sul Tamigi e se guardi bene si intravedono le carpe surgelate e il volto di Orlando imprigionato dentro che sta per rinascere donna. Forse per questo che l'interno l'hanno fatto proprio come un veliero che sta per partire, o per tornare, con le balconate color madreperla e i passamano d'ottone.
E' quando sali sul ponte del veliero che lo vedi. E' lui la star.
Steinway & Sons. Nero. Saldamente ancorato al parquet da ruote dorate e lisce, che se solo si smollassero già mi vedo il piano e il suo pianista andarsene in giro come sull'oceano.
E' lui la star, l'ho sempre sospettato. Tanto che il pianista, che ogni tanto si alza e batte coi piedi mocassinati sul parquet, sembra proprio che ci sbirci dentro.
Cosa succede dentro nessuno lo sa, forse neanche il pianista che a furia di provarci ha le mani tutte nodose e a un certo punto lo accarezza. "Nice Piano".
Ecco la magia.

http://de.youtube.com/watch?v=9ouFtfXxE7A&feature=related

giovedì 27 novembre 2008

la mia faccia

La mia faccia è ossuta e solida eppure è trasparente e non riesce a trattenere nulla.
La mia faccia è bianchissima ma può avvampare ancora e questa mi sembra una bella cosa.
La mia faccia è così mutevole che a volte gli angeli si spaventano, eppure è scolpita nel marmo che sta sulla tomba di mio padre.
Forse è per questo che, anche quando la guardo impietosa e vorrei tanto smussare qualche angolo, ci rimango impigliata dentro e spero che non cambi mai.

mercoledì 26 novembre 2008

Funzione Auto

Avevi ragione: la funzione Auto fa tutto lei. Non scalda troppo i piedi, non congela l'intestino, ma diffonde nell'abitacolo un'arietta tiepida, alla giusta velocità, che se l'annusi bene... ebbene sì... sa anche un po' di Evian.
Ok, avevi ragione anche sui blocchi di vetrocemento. Ne servivano di più o di meno, e comunque andavano disposti diversamente e in questo Fausto mi ha turlupinato.
Probabilmente sarò costretta alla fine anche a comprare quella costosissima libreria di De Padova che, ormai è chiaro, è l'unica che può occupare quel punto focale spazzando via il rischio Aiazzone; ma su questo gradirei un tuo soprallugo in situ, tanto è vicino a CP Company.
In tutto questo tempo hai lavorato duro per fare di me un donnino capace di battersi nel mondo coi guantoni e i tacchi alti. Questo depone a favore della teoria, discussa ieri, che non sei assolutamente fatto di byte.
E io come ti ho ricambiato? Non so neanche dirti come fare ad avere relazioni superficiali con le donne. Ma nel caso ci sia qualcuno là fuori in grado di darti un consiglio così assurdo e alieno a tutta la persona che sei, ti prego, spegni il BlackBerry.

giovedì 20 novembre 2008

toast

Il fascino del toast risiede nella sua natura episodica; di fatti non si mangia tutti i giorni e neanche in tutti i posti.
Il suo valore consiste nel fatto che è piccolo quindi non ingrassa, è compatto quindi non sbriciola, è farcibile quindi può contenere tanti sapori.
Il toast va avvolto in un tovagliolo di carta, che rapidamente si inzupperà di olio di semi, e poi in un pezzo di stagnola che raccoglierà tutto l'olio ridistribuendolo in ondate oliose. Dopodichè va consumato voracemente, come se fosse la colazione prima di visitare una città sconosciuta, come se fosse la merenda prima di una puntata di Grey's Anatomy, come se fosse una scusa per parlare con una persona che non vediamo da un po'.
Certo il toast non può competere con le scalate a mani nude, nè con le stelle alpine che se le mangi fanno passare tutti i dolori. Però è buono con la coca e lo fanno anche al bar di Malpensa.

martedì 18 novembre 2008

Antonio e le gattemorte

Antonio è un tipo di uomo veramente raro. Un uomo che può rilasciare un'intervista su una panchina assolata come se sapesse veramente che cosa ne sarà di Alitalia. Un uomo che se ti porta a pranzo ti racconta la ricetta dei Mars Fritti solo per vedere la faccia che farai. Un uomo che compra una macchina e un CD di Chris Rea per sentire come vibra l'aria di maggio.
Eppure anche lui ce l'ha. Il suo tallone d'achille sono le commesse dei negozi del centro che riescono a fargli comprare di tutto e a caro prezzo. Elementi distintivi della donna in questione:
  • eta < o =" 27">
  • tatuaggetto, possibilmente rosa o farfalla, in bella vista
  • nessuna opinione su niente
  • padroneggia l'intera gamma dei beige, che conosce tutti per nome, anzi alcuni li ha inventati lei; beige è il colore dei suoi cardigan di cachemire, beige è la sua vita
L'effetto di siffatta creatura sull'Antonio è più devastante di una bomba H. Per questo è adorabile e commovente l'immagine di lui che, con aria finta imbarazzata e scompigliandosi i capelli con la sinistra, le chiede "Secondo te quale mi sta meglio?".

lunedì 17 novembre 2008

i racconti del pontile

Una volta sono arrivata su un'isola. Trattavasi di atollo maldiviano, con cibo maldiviano e mare maldiviano. Lì ho incontrato un tipo che maldiviano non era. In effetti non era un sacco di cose, ad esempio, come si è capito dopo, non era un pesce di fiume o di lago, ma proprio un pesce di mare-mare che il mare si mette lì e lo guarda senza fretta, anche per 3 o 4 mesi. Però era anche qualche cosa: un catalizzatore di idee belle, idee bambinesche che ti facevano venire soprattutto voglia di ridere.
Al ritorno da quel viaggio avevo al massimo 6 anni.
Ho scritto i "Racconti del Pontile" per dire a Giorgio tutte le cose stupide che non avevamo fatto in tempo a dirci e i pensierini che mi facevano venire in mente le istantanee che mi ero portata via.
Ho scritto i Racconti rubando ore al mio TimeSheet e facendo urlare di stizza le mie compagne di ufficio che volevano lavorare.
Ho scritto i Racconti perchè la mia amica Cri potesse leggerli e le potessero brillare gli occhi come brillano alla Cri quando una cosa le piace proprio, che non si capisce se ha voglia anche un po' di piangere.
Ma la domanda è:
Se potessi tornare indietro e i racconti non scriverli più, e avere in cambio la possibilità di ritrovarmi ancora sul dhoni, naso a naso con Giorgio. Cosa sceglierei?
Da qui si evince che la letteratura è una forma d'arte a volte assai sopravvalutata.

non un diario

Davanti a questo schermata vuota vorrei essere tante persone. Stephen King sulla terrazza nella sua casa del Maine che si chiede "Piacerà ai lettori?". Hemingway in un bar che ordina un altro mojito e ormai a furia di mojiti sta meditando di fondare una guida dedicata ai locali di Hemingway, così anche lui potrà farci 4 soldi. Natalia Szymborska che scrive una riga sola. Invece sono io, e riesco solo a chiedermi: come faccio a non scrivere un diario? Le mie esperienze coi diari sono sempre state fallimentari: una volta ho tentato di tenere un diario alimentare e sono ingrassata di 2 chili. Un'altra ho scritto un pensierino d'amore per un compagno (Davide Uttini, dove sarai?) e lui ha risposto a una mia compagna. Sul diario di lei.
Nell'attesa di decidere quali forme non diariesche dovrà prendere questo blog, se mai una forma ce l'avrà, mi concedo una sola tentazione sentimentale.
Oggi ho scelto di fare il blog.
Grazie Luca!