martedì 6 aprile 2010

Pietro

Pietro si appoggiava schiena a schiena contro di me e poi penzolava giù. In quei pochi secondi sentivo tutto il peso della sua malattia e avrei fatto qualsiasi cosa per togliergliene un pò.
Avrei voluto essere come il prigioniero del Miglio Verde per poterlo liberare.
Pietro mi diceva grazie quando gli facevo la morfina e ha riso una volta, o forse ha bestemmiato, perchè la juve aveva perso.
Pietro si è guardato spaesato intorno sulla poltrona in pelle e ha biascicato "sto morendo".
Pietro mi manca tutti i giorni anche se ora è in cielo che muove le nuvole.

lunedì 16 novembre 2009

Michael Jackson e Matteo

Un po' di tempo fa ho letto un articolo su Michael Jackson; raccontava di come alla totale assenza di carica sessuale del suo personaggio fosse da attribuire gran parte del suo successo presso il pubblico bianco. Un successo che non era toccato mai agli uomini neri forse anche più grandi di lui, da Marvin Gaye e James Brown con le loro allusioni e la loro fisicità animale.
Quindi quando Jacko cantava "Billy Jean" o persino si stropicciava il pacco, nessuno poteva dubitare che sotto sotto era innocuo anche se da adolescenti si pensava che avesse "un sacco di tipe".
Il mio istruttore Matteo della palestra è un po' così. Il meglio lo dà indubbiamente eseguendo la posizione del cobra, quando lascia tutte le donne a bocca aperta illuminando il soffitto della sala Concious con quel culo perfetto. Volendo essere più liriche, non è male neanche quando passeggia nella penombra e ti dà le istruzioni del Pilates, perché ha una voce veramente sensuale e carezzevole.
Ma a fine lezione, quando come topolini ipnotizzati dal pifferaio magico, le signore e signorine si mettono in fila per discutere con lui chi di una posizione che non si era capita, chi di un dolorino in zona lombare, si capisce bene l'equivoco.
Perché Matteo è troppo gentile e professionale e neutro. E davanti agli sguardi e alle parole delle donne, si riaggiusta la bandana e con un sorriso scappa via.

mercoledì 9 settembre 2009

The Scientist

I was just guessin',
at numbers and figures,
pullin' the puzzles apart.

Questions of science,
science and progress,
don't speak as loud as my heart.

Tell me you love me,
come back and haunt me,
Oh what a rush to the start.

Runnin' in circles,
chasin' our tails,
just comin' back as we are.

Nobody said it was easy,
oh it's such a shame for us to part.

Nobody said it was easy,
no one ever said it would be this hard.

I'm going back to the start.


http://www.youtube.com/watch?v=V3Kd7IGPyeg&feature=related

Yellow

Look at the stars,
Look how they shine for you,
And everything you do,
Yeah they were all yellow,

I came along
I wrote a song for you
And all the things you do
And it was called yellow

mercoledì 2 settembre 2009

I Scalini









A Sant’Antoninu si arriva da Isola Rossa lungo una strada tortuosa che attraversa profumati campi di ulivi e cimiteri immacolati. L’ideale è andarci all’imbrunire, magari in moto, per godersi gli ultimi raggi di sole e il panorama mozzafiato mentre si sale. Una volta arrivati in cima, si può lasciare la moto davanti a una chiesetta deliziosa dove anche gli animi più induriti sognano un giorno di sposarsi e da lì ci si incammina lungo le stradine di acciottolato zeppe di scalette, fiori e gatti (vivi).

Proprio davanti al ristorante si trova un parapetto in cui non servono i lucchetti per sentirsi innamorati e da lì si può guardare anche per mezz’ora il sole che si infuoca e lentamente va giù: questo è l’esclusivo aperitivo che I Scalini riserva ai suoi clienti, insieme a un’esplosione di piastrelle colorate, tavolini di maiolica, vino bianco, musica e vento.

Per il dopo-cena consigliamo un maglioncino ma anche di stare stretti-stretti sulla moto che è bello e si sente il profumo di chi ci sta accanto e, per i più temerari, una sosta sulla strada del faro per fare l’amore, con un po’ di paura (ma anche di speranza) di essere beccati.





lunedì 24 agosto 2009

Ernesto Sparalesto

Dopo il divorzio dal suo primo marito, l'affascinante Enedino coi baffi e lo sguardo di carbone, mia zia Antonietta ha continuato a dare scandalo per circa 25 anni, accompagnandosi a vari personaggi. Ernesto era uno di questi.
Ernesto era una specie di ectoplasma che non si materializzava mai al momento giusto, soprattutto sembrava rifuggire le occasioni canoniche e famigliari come lo Spettro dei Natali Passati. Questo succedeva perchè Ernesto in realtà era sposato, anche se naturalmente con la moglie non andava d'accordo e presto l'avrebbe lasciata.
Ricordo perfettamente il tono di commiserazione con cui tutti parlavano di questo argomento perchè era evidente che Ernesto non era poi così infelice con la moglie, nè l'avrebbe lasciata tanto presto. Un'evidenza schiacciante che, da piccolo uomo come doveva essere, tentava di dissimulare con piccoli regali, per lo più orecchini d'oro pendenti, che mia zia esibiva con orgoglio sotto la matassa dei capelli neri.
Allora non sapevo ancora che questo era uno dei grandi archetipi che una donna deve incontrare, nè potevo immaginare che la natura fluida e insidiosa di questa illusione non conosce tempo e non risparmia nessuno.
"Sparalesto" l'aveva soprannominato mio padre, come il cavallo maldestro del west e questo purtroppo contribuiva a dargli quel fascino di scanzonata canaglia che temo abbia fatto la sua fortuna.
Ernesto Sparalesto va iscritto al capitolo "Cose che a me non capiteranno mai" e che poi ci capitano.

mercoledì 19 agosto 2009

Ovidio

Ovidio ha circa 70 anni e gli mancano due denti. Arrivando lo si trova spesso sotto il pergolato che chiacchiera con qualche vicino, senza camicia, a piedi nudi, di fianco alla gabbia delle galline.
Appena scorge la macchina con il suo amico sopra gli si accende negli occhi un riflesso brillante e con questo riflesso ti guida come la luce su una pista di atterraggio.
Sarà questo sguardo ma Ovidio è proprio una persona magnetica. Osservandolo mentre ti guida fra i campi non si può fare a meno di innamorarsene un po'.
Ovidio è un vecchio strano: è un vecchio giovane e lo si capisce da tre cose; innanzitutto l'ironia dei suoi commenti che sa un po' di peperoncino e non di acido come l'ironia dei vecchi veri; poi la forza con cui ha dissodato, seminato e poi raccolto la verdura in un'estate senza pioggia; e infine la libertà di uno che fa il bagno nudo nella tinozza nell'orto in queste sere di canicola. Lì me lo immagino che ulula alla luna.
Ti viene proprio voglia di sederti anche per due ore sotto il pergolato a guardare le macchine che passano insieme a lui.
Quando sarò vecchia voglio sposarmi con Ovidio.