Perché Matteo è troppo gentile e professionale e neutro. E davanti agli sguardi e alle parole delle donne, si riaggiusta la bandana e con un sorriso scappa via.
lunedì 16 novembre 2009
Michael Jackson e Matteo
Perché Matteo è troppo gentile e professionale e neutro. E davanti agli sguardi e alle parole delle donne, si riaggiusta la bandana e con un sorriso scappa via.
mercoledì 9 settembre 2009
The Scientist
Questions of science,
Tell me you love me,
Yellow
Look how they shine for you,
And everything you do,
Yeah they were all yellow,
I came along
I wrote a song for you
And all the things you do
And it was called yellow
mercoledì 2 settembre 2009
I Scalini

A Sant’Antoninu si arriva da Isola Rossa lungo una strada tortuosa che attraversa profumati campi di ulivi e cimiteri immacolati. L’ideale è andarci all’imbrunire, magari in moto, per godersi gli ultimi raggi di sole e il panorama mozzafiato mentre si sale. Una volta arrivati in cima, si può lasciare la moto davanti a una chiesetta deliziosa dove anche gli animi più induriti sognano un giorno di sposarsi e da lì ci si incammina lungo le stradine di acciottolato zeppe di scalette, fiori e gatti (vivi).
Proprio davanti al ristorante si trova un parapetto in cui non servono i lucchetti per sentirsi innamorati e da lì si può guardare anche per mezz’ora il sole che si infuoca e lentamente va giù: questo è l’esclusivo aperitivo che I Scalini riserva ai suoi clienti, insieme a un’esplosione di piastrelle colorate, tavolini di maiolica, vino bianco, musica e vento.
Per il dopo-cena consigliamo un maglioncino ma anche di stare stretti-stretti sulla moto che è bello e si sente il profumo di chi ci sta accanto e, per i più temerari, una sosta sulla strada del faro per fare l’amore, con un po’ di paura (ma anche di speranza) di essere beccati.
lunedì 24 agosto 2009
Ernesto Sparalesto
mercoledì 19 agosto 2009
Ovidio
giovedì 30 luglio 2009
Traiano 7
sabato 30 maggio 2009
Quel corpo
giovedì 21 maggio 2009
Derio
mercoledì 22 aprile 2009
Postilla alla storia di Isabella P.
Status symbol
martedì 21 aprile 2009
Di chi è Uri Caine?
lunedì 16 marzo 2009
Ikebana
giovedì 12 marzo 2009
Il destino nel nome
lunedì 9 marzo 2009
The ultimate hit-parade
Absofuckinlutely
martedì 3 marzo 2009
Signs
lunedì 2 marzo 2009
Il meteorite
Il meteorite è stato avvistato. Folle di supporter, per lo più donne già da tempo residenti sul luogo dell'impatto o aspiranti tali, si sono radunate per accoglierlo.
Hanno preparato una festa in grande, il cui unico scopo è ripetersi in mille varianti quanto è bello essere colpiti dal meteorite. Perchè è giusto. Perchè si fa così e così. Perchè te lo meriti.
Come quegli invasati che predicano qualche strana forma di vangelo integralista, corrono tutte a impormi le mani e a darmi la benedizione. E io non riesco a togliermi di dosso questa brutta sensazione di essere neutralizzata. Che non c'è sincerità in quello che vedo. Che nessuno mi ha chiesto se è questo quello che voglio.
Se mai lascerò la mia casa, anche se non sarà per sposarmi, spero che sarà per tornare piena di progetti, di emozioni anche orribili e contraddittorie, di frustrazioni e di vita.
lunedì 23 febbraio 2009
Isabella P.
Perfetta già nel nome, magicamente bilanciato, nè troppo lungo nè troppo corto; con quel cognome che alludeva a villini di villeggiatura, chissà forse in Versilia, e a calzettoni immacolati. Con due occhi verdi, grandi e pieni di sfumature come un bosco ombreggiato; con le dita affusolate che muovevano impercettibili i bastoncini di shangai sul parquet della sua camera.
Aveva una mamma bellissima che indossava una vaporosa pelliccia di volpe con la quale la scortava, profumata e ovattata, come una zarina davanti alla scuola Arcadia.
Ovviamente era anche adorabile e, in quanto creatura superiore, a un certo punto è sparita dal nostro orizzonte percettivo di bambini di quartiere. E' entrata nella mitologia di quelli che volano via "alle scuole private" e la si è vista poi solo raramente, al braccio di qualche bellimbusto di certo destinato all'empireo dei revisori o dei citymen londinesi.
Isabella P. era tutto quello che non ero io e di chi mi si va a invaghire nella primavera dell'81? Del bambino che piaceva a me, ma certo!
Così abbiamo scritto un biglietto, io e Isabella, a quattro mani come fanno le amichette (io gliele avrei tagliate quelle mani!) per chiedere al bambino nocciolato con chi si voleva fidanzare...
E ora ricordo: non hai mai scritto sul suo diario, ero solo io che avevo già la sindrome del Brutto Anattroccolo! In realtà ci hai fatto arrivare una letterina, credo identica a entrambe o almeno così mi piace pensare, sicuramente suggerita se non dettata da tua mamma, in cui dicevi che eravamo tutte e due simpatiche (?) ma che non ti volevi fidanzare con nessuna delle due. Chissà quante volte avrai ripetuto questa frase! Dopo qualche giorno sei partito e non abitavi più al numero 79, ma tutte le volte che ci sono passata per i 20 anni successivi ho pensato di vederti risbucare con il grembiule e la cartella.
Eri un bambino adorabile, me lo ricordo bene, anche senza quei baffi a manubrio.
venerdì 20 febbraio 2009
Omaggio al pontile: La gomma di Giorgio
Le gomme dei maschi, sempre sporche, smozzicate, imprestate, lanciate ad arco sulle teste dei compagni, piene di scritte a penna. Le gomme delle femmine; a forma di: gattino, cagnolino; al profumo di: fragola, ciliegia, vaniglia. Regalate al compleanno, sempre pulite, mai usate, mai prestate.
Con la gomma si possono cancellare gli errori, certo non quelli gravi che non basta una vita a correggerli; e neanche quelli innocui che basta aggiungere una gambetta e una enne diventa una emme e nessuno se ne accorge. La gomma serve per quegli errori che è possibile riparare anche se lasciano un alone sul foglio, quindi si parla della gran parte degli errori da anni zero in su.
Nel pronunciare la parola gomma, la lingua va giù a ripescare il sapore del caffè. Nel pronunciare la parola gomma si creano ponti gommosi che sorvolano l’Europa e l’Asia e arrivano in mezzo all’oceano Indiano (non a caso esiste la Gomma del Ponte). Nel pronunciare la parola gomma, Giorgio ride e quando Giorgio ride… beh, anche la gomma si scioglie!
Omaggio al pontile: Risposte definitive
Perché quando guadagnerai uno stipendio potrai decidere da sola
Perché questa casa non è un albergo
Perché sì
Perché no
Perché la morte fa parte della vita
Perché è il disegno di Dio che non possiamo capire
Perché mi sono messo a guardare il mare e non ho ancora finito
Omaggio al pontile: Prendere un granchio
È un animale notturno ma non nel senso che esce solo per andare agli aperitivi e guardare le ragazze da aperitivo.
Esce la notte, quando anche l’ultimo bambino dell’ultimo gruppo vacanze si è allontanato, quando gli squali hanno mangiato il loro sushi. E si sente il padrone del pontile.
Cammina veloce e laterale come James Bond durante un’intrusione e fa un rumore più o meno così: tic-tic-tic, tic-tic-tic. Per questo lo chiamano Fred, come il grande Fred Astaire, un granchio vissuto più o meno 40 anni fa, cioè molto prima dell’avvento di Nemo.
A Fred piace vivere a Madoogali perché lì non si fanno gli aperitivi e le ragazze sono in costume. Così può contare al volo i loro nei, valutare esperto il peso e la consistenza, magari dargli un pizzicotto o sfiorargli un piede.
Se ti avvicini troppo a Fred corre veloce e laterale verso il bordo del pontile. E si nasconde, sospeso sul mare come James Bond durante una fuga.
Ma non essendo James Bond e, diciamolo, neanche Nemo, difficilmente riesce a scappare o nascondersi del tutto.
È così che a Madoogali, per fortuna, è ancora possibile prendere un granchio.
Omaggio al pontile: Foto non fatte
Ma perché non fai le foto? Le foto sono belle, sono artistiche! Le foto le puoi mostrare a parenti e amici quando torni (tu non vedi l’ora di farle, loro non vedono l’ora di vederle). Le foto te le metti in un visorino automatico che eternamente trasformerà quell’angolo morto del tuo salotto etnico in un susseguirsi di panorami lontani.
Io le foto non le faccio, per una serie di ignobili ragioni. Innanzitutto sono incredibilmente pigra e il solo pensiero di tirare fuori la macchinetta, trovare l’inquadratura giusta ecc… mi getta in una cupa disperazione. Poi l’idea del digitale! Digitale che basta un dito per cliccare, rivedere, scaricare, foto-ritoccare, ingrandire per vedere anche l’ultimo neo; digitale che basta un dito per consumare tutto come in un gigantesco fastfood.
Io invece voglio consumare piano e con tutta la mano e nella prossima vita voglio essere al massimo un sasso nel letto di un fiume.
Così le foto me le faccio nella testa, dove, essendoci ampio spazio popolato perlopiù di folletti e creature delle favole, ogni cosa diventerà rarefatta e impalpabile e le inquadrature sono più vere del vero.
La scollatura di Chiara che, pranzo dopo pranzo e cena dopo cena, si colora lentamente di rosa.
Ennio che dorme sulla panca del dhoni, un braccio sotto la testa, abbronzato e solido come una statua maya.
La sagoma di una manta che compare dall’acqua – torbida come tutte le acque torbide dei racconti fantastici – e si avvicina silenziosa e sacra a me che trattengo il respiro.
La testa nera di una signora al tavolo di fianco che si china per baciare la figlia (nera pure lei) e quando si china finalmente ti vedo là in fondo e magari mi stai guardando… Viva la mamma!
Tu seduto sul pontile, i fili sottili delle cuffie del tuo i-pod, bianchi come un decoro su una torta al cioccolato, occhiali da sole e sorriso trattenuto. È chiaro che mi stai guardando. Che sballo!
Omaggio al pontile: I Racconti

Dal pontile si vedono i dhoni arrivare e partire con il loro carico di arrivi e partenze. Occhi azzurri che si nascondono dietro occhiali neri, che si incollano ad altri occhiali neri, con dietro occhi color nocciola.
Il pontile accumula il calore per tutto il giorno così che, camminandoci sopra a piedi nudi, non ti puoi sentire solo e freddo e milanese.
Sul pontile arriva un’aria fresca ed è bello dormirci di pomeriggio o almeno così mi hanno detto.
Il pontile ha i piedi affondati nell’acqua e la pancia rivolta verso il cielo. Per questo è noto come grande esperto di azzurri.
Al pontile ci si dà gli appuntamenti per potersi toccare e baciare, sperando che il sapore sia buono.
Ci si vede al pontile alle 22.30?
Tecniche di parcheggio
Perchè stamattina sei arrivata prima del solito? Chissà se la lunga telefonata per la quale sei salita in ufficio in ritardo, lasciando sul sedile l'auricolare tutta attorcigliata era bella o brutta?
Ma la cosa che più mi diverte è il rapporto che le mie colleghe hanno con la loro macchina e che dividerò in 3 categorie socio-automobilistiche.
C'è l'auto delle colleghe mamme, sempre ingombre di giocattoli, cracker smozzicati e brick vuoti di succo di frutta. Normalmente parcheggiata in quelle zone grigie, non a pagamento, non residenti, destinate a persone che vivono sul filo del rasoio. Macchine che erano uscite fiammanti dal concessionario e che ormai nessun marito osa toccare, neanche i più indomiti fan dell'autolavaggio a gettoni il sabato pomeriggio.
Poi ce la macchina della collega ecologista-radical-chic. Ogni mattina arrivo e la vedo, come quelle signore bene che indossano i sandali Bikkemberg, sembra urlare ai quattro venti "Guarda che io potevo permettermi un ringhiante SUV aziendale, e invece eccomi qui. Non faccio rumore, non inquino, sono così insolita che non posso essere parcheggiata regolarmente mai. Così me ne sto in bilico sul mio semiasse giapponese, due ruote su, due ruote giù, nomatter what, sempre in prima fila".
Infine c'è l'auto che non si vede, probabilmente parcheggiata a un isolato da qui, dove la bionda proprietaria dopo un quarto d'ora di girovagare ha trovato un posto abbastanza regolare e immune. L'auto che le ha regalato papà, l'auto con l'albero magico in bella vista al gusto fragola/lampone, l'auto dove non ha mai fatto l'amore. L'auto di una persona che non rischia niente.
Fra le tre tipologie in assoluto la più desolante.
mercoledì 18 febbraio 2009
Lezione numero uno
Io non lo so quando si capiscono, ma ho deciso che l'unica cosa che posso fare è cercare di capirle.
Sto ricercando le cose che ho di te e non è difficile, perchè hanno invaso la mia vita come il té in infusione da una bustina. Di più, l'hanno formata, perchè la mia vita prima era diversa, mi sa che era la vita di un altro.
E nel cercare queste cose mi sforzo di leggerle con occhi nuovi, per poterle finalmente vedere belle. Come sono. Qui sotto ci sono le parole che hai scritto al ritorno dalla Libia. Allora non avevo capito quanto erano meravigliose, perchè la mia unica preoccupazione era verificare se io c'ero dentro, e come, e quanto. Invece sono parole che fanno stringere il cuore, urlare, parole che non si riesce a battere abbastanza veloce sui tasti per poterle scrivere prima che scappino via. Parole che fanno innamorare, che ti fanno trovare dai motori di ricerca perchè la gente se le legge e se le scambia e si chiede chi le avrà scritte. Lezione numero 1: io lo so chi le ha scritte.
Postilla alla Lezione numero 1:
La mia volontà di esserci è direttamente proporzionale alla tua volontà di non esserci!
venerdì 6 febbraio 2009
il tappeto
mercoledì 21 gennaio 2009
Crabtree&Evelyn
Incantevolmente asettico ma allo stesso tempo accogliente.
Adoro l’Hotel Hilton perché so esattamente cosa troverò entrando nel bagno della mia stanza: un set completo di prodotti Crabtree&Evelyn al profumo di agrumi che mi accompagnerà in questi quattro giorni.
È così rassicurante indossare questo profumo e riconoscerlo negli altri. Come il “la” di un concerto di cui conosciamo a memoria lo spartito, anche se non sapremmo dire cos’è.
Il trucco per sopravvivere all’Hotel Hilton in occasioni come questa è la semplice combinazione di due elementi: essere femminile e rigorosa e comportarsi come un uomo.
La prima parte è facile e composta essenzialmente di tailleur, scollatura e passo veloce. Ma la seconda…
Cosa fa un uomo, un “manager” in viaggio di lavoro? Si ciondola per l’intera giornata con aria rilassata e apparentemente noncurante perché sa che in qualsiasi momento può convocare una o più donne in tailleur e impartire le sue direttive. Beve poi una quantità variabile ma considerevole di pessimi caffè di hotel che gli spandono attorno un odore disgustoso, il quale, in una combinazione letale con l’ottimo profumo Crabtree, renderanno il manager riconoscibile da 100 metri.
E quando arriva sera e le hostess e le donne in tailleur si dileguano, tira tardi coi colleghi per smaltire tutti quei caffè e parlare, credo, delle hostess e delle donne in tailleur.
Chissà se tornando in camera accende la tele e si compra uno di “quei” film? Me lo sono sempre chiesto e allora ieri ci ho provato io. Sezione “Film per Adulti”, scelta “Best of 2008”, descrizione “I 10 spezzoni più eccitanti del 2008”, con possibilità di scelta della lingua che poi non serviva a niente.
Il copione di un film porno è identico come i prodotti Crabtree negli Hotel Hilton. Alle donne piace molto fin dalla prima scena mentre l’uomo se la gioca con ostinazione per un buon 10 minuti con epilogo appariscente ma irrilevante, come la montagna che partorisce un topolino.
Ma quella roba lì io non la voglio mica fare, e tu?
sabato 3 gennaio 2009
Il bacio sulla bocca
Il bacio sulla bocca è il passpartout per sentire che dentro sei caldo e bagnato, che hai i denti per mordere, che hai un sapore incantevolmente neutro.
Voglio essere una polpetta di donna che inghiottirai al prossimo bacio per vedere come sei fatto nella pancia; voglio percorrerti tutto e stare con te una notte intera.
Voglio baciarti a lungo perchè così saremo costretti a respirare e sentirò l'aria tiepida e frettolosa che ti esce dal naso e mi scivola sulla guancia.
Voglio baciarti sulla bocca perchè è lì che nascono tutte le cose più vere che so di me.