Ernesto era una specie di ectoplasma che non si materializzava mai al momento giusto, soprattutto sembrava rifuggire le occasioni canoniche e famigliari come lo Spettro dei Natali Passati. Questo succedeva perchè Ernesto in realtà era sposato, anche se naturalmente con la moglie non andava d'accordo e presto l'avrebbe lasciata.
Ricordo perfettamente il tono di commiserazione con cui tutti parlavano di questo argomento perchè era evidente che Ernesto non era poi così infelice con la moglie, nè l'avrebbe lasciata tanto presto. Un'evidenza schiacciante che, da piccolo uomo come doveva essere, tentava di dissimulare con piccoli regali, per lo più orecchini d'oro pendenti, che mia zia esibiva con orgoglio sotto la matassa dei capelli neri.
Allora non sapevo ancora che questo era uno dei grandi archetipi che una donna deve incontrare, nè potevo immaginare che la natura fluida e insidiosa di questa illusione non conosce tempo e non risparmia nessuno.
"Sparalesto" l'aveva soprannominato mio padre, come il cavallo maldestro del west e questo purtroppo contribuiva a dargli quel fascino di scanzonata canaglia che temo abbia fatto la sua fortuna.
Ernesto Sparalesto va iscritto al capitolo "Cose che a me non capiteranno mai" e che poi ci capitano.
Nessun commento:
Posta un commento