lunedì 2 marzo 2009

Il meteorite

Quando la mia casa aveva odore di calce e vernice, con il parquet posato di fresco che aspettava solo di essere arredato, calpestato, scolorito dal sole, ci siamo sdraiati in un angolo a guardare il soffitto. E tu mi hai detto: "Quando lascerai questa casa, magari per sposarti, ripenserai a questa serata e a me". In quel momento mi si è spezzato il cuore, perchè quel giorno l'ho proprio visto, così lontano eppure stranamente concreto, come un meteorite che a velocità folle anche se invisibile all'occhio umano, lungo una traiettoria cosmica ampia e precisa, si sarebbe schiantato. Qui.
Il meteorite è stato avvistato. Folle di supporter, per lo più donne già da tempo residenti sul luogo dell'impatto o aspiranti tali, si sono radunate per accoglierlo.
Hanno preparato una festa in grande, il cui unico scopo è ripetersi in mille varianti quanto è bello essere colpiti dal meteorite. Perchè è giusto. Perchè si fa così e così. Perchè te lo meriti.
Come quegli invasati che predicano qualche strana forma di vangelo integralista, corrono tutte a impormi le mani e a darmi la benedizione. E io non riesco a togliermi di dosso questa brutta sensazione di essere neutralizzata. Che non c'è sincerità in quello che vedo. Che nessuno mi ha chiesto se è questo quello che voglio.
Se mai lascerò la mia casa, anche se non sarà per sposarmi, spero che sarà per tornare piena di progetti, di emozioni anche orribili e contraddittorie, di frustrazioni e di vita.

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