lunedì 17 novembre 2008

i racconti del pontile

Una volta sono arrivata su un'isola. Trattavasi di atollo maldiviano, con cibo maldiviano e mare maldiviano. Lì ho incontrato un tipo che maldiviano non era. In effetti non era un sacco di cose, ad esempio, come si è capito dopo, non era un pesce di fiume o di lago, ma proprio un pesce di mare-mare che il mare si mette lì e lo guarda senza fretta, anche per 3 o 4 mesi. Però era anche qualche cosa: un catalizzatore di idee belle, idee bambinesche che ti facevano venire soprattutto voglia di ridere.
Al ritorno da quel viaggio avevo al massimo 6 anni.
Ho scritto i "Racconti del Pontile" per dire a Giorgio tutte le cose stupide che non avevamo fatto in tempo a dirci e i pensierini che mi facevano venire in mente le istantanee che mi ero portata via.
Ho scritto i Racconti rubando ore al mio TimeSheet e facendo urlare di stizza le mie compagne di ufficio che volevano lavorare.
Ho scritto i Racconti perchè la mia amica Cri potesse leggerli e le potessero brillare gli occhi come brillano alla Cri quando una cosa le piace proprio, che non si capisce se ha voglia anche un po' di piangere.
Ma la domanda è:
Se potessi tornare indietro e i racconti non scriverli più, e avere in cambio la possibilità di ritrovarmi ancora sul dhoni, naso a naso con Giorgio. Cosa sceglierei?
Da qui si evince che la letteratura è una forma d'arte a volte assai sopravvalutata.

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